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Hotel Bavaria è situato al secondo e terzo piano dell'edificio del sedicesimo
secolo denominato Palazzo Ramirez-Montalvo. Questo
palazzo tardo rinascimentale,
costruito intorno al 1568, è stato attribuito
a Bartolomeo Ammannati, architetto e scultore
della famiglia dei Medici, mentre le decorazioni
a graffito della facciata si ritiene
siano state disegnate da Giorgio Vasari su progetto
iconografico di Vincenzo Borghini ed eseguite
dalla bottega del Vasari con la collaborazione
di Bernardino Barbatelli detto "il Poccetti".
I disegni si proponevano di celebrare la vita
del nobiluomo spagnolo Don Antonio Ramirez de
Montalvo e le sue gesta in onore della famiglia
dei Medici, il cui stemma con le caratteristiche
sei palle è ancora ben visibile sulla facciata.
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Discendente di un' antica nobile
dinastia proveniente da révalo del Rey nella provincia di Avila, e
figlio di Don Juan Ramirez de Montalvo, un officiante della corte dei
re spagnoli, Don Antonio, nato probailmente non molto dopo il 1500, era
un accolito di Eleonora da Toledo, figlia di Pedro de Toledo, vicerè
del regno di Napoli per conto dell'imperatore Carlo V, la quale sposò
Cosimo I dei Medici, granduca di Toscana, nel 1539.
Don Antonio Ramirez
de Montalvo fu nominato maggiordomo della corte che a quel tempo
risiedeva a Palazzo Pitti, un ruolo di grande prestigio e considerevole
importanza politica.
Il palazzo appartenne alla famiglia Ramirez-
Montalvo per altri tre secoli fino all'ultimo discendente, la marchesa
Giulia de Montalvo, una fervente patriota sostenitrice dei principi
democratici del Risorgimento. I suoi due figli, Francesco e Ferdinando
Matteucci, ereditarono il palazzo, che venne in seguito venduto e
suddiviso nell'odierna struttura, che comprende oltre il nostro
albergo, la Casa d'aste Pandolfini ed alcune residenze private.
In
tutta al sua storia Palazzo Ramirez-Montalvo è stato dato in affitto in
due sole occasioni: la prima al nunzio apostolico Annibale Bentivoglio
nel 1645, la seconda ed ultima volta un secolo più tardi quando venne
affittato al barone Philipp Stosch, una famigerata spia del governo
inglese sotto mentite spoglie di collezionista d'arte.
Degno di nota è
anche il breve soggiorno, tra il 1758 e il 1759, dell'archeologo
tedesco Johan Joachin Winkelmann chiamato a stimare le opere d'arte
presenti nella collezione del barone Stosch.
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